
— Dicono di noi
Una selezione di articoli, interviste e guide che hanno raccontato l’azienda Marvulli e i suoi oli.
“Da quelle pietre viene un olio che si è affermato a livello internazionale”
Una campagna aspra e murgica, rocciosa. A quasi tre chilometri da Matera, scendendo per la valle del Bradano e a 250 mt sul livello del mare, tra le pietre si incontrano ulivi, la maggior parte secolari, in ordine sparso, capriccioso, nessun uomo li avrebbe piantati così. Ne è sicuro Giovanni Marvulli, due giorni alla settimana in ufficio all'università, gli altri cinque dove sta il cuore, nei terreni acquistati nel 1960 dal padre Vincenzo, professore di matematica con la passione della campagna fino all'ultimo dei suoi giorni.
Con orgoglio e un sano senso di rivincita Giovanni parla di quella terra su cui nessuno avrebbe scommesso e che, invece, ha portato l'azienda a produrre tra i migliori extravergini dello Stivale. "L'altamurano non capisce niente di campagna, ha comprato le pietre, cosa se ne deve fare?". Così dissero i materani sessant'anni fa di quell'uomo che veniva da Altamura e investì la dote matrimoniale di 5 milioni di lire, allora una bella cifra, per comprare l'uliveto di duemila piante (ora 2.700) con pascoli e boschi, e 4 ettari a seminativo, diventati 20, dove si coltiva grano duro da cui si produce la pasta.

“Oliveti promiscui e piante secolari con una gestione rinnovata e attenta alla qualità”

Una puntata della radio dedicata alla storia dell’azienda e ai segreti dell’extravergine di qualità, dopo la menzione speciale ricevuta dalla Guida agli Extravergini 2024 di Slow Food.
“Un olio di grande struttura da sposare a una zuppa di legumi”

“La Basilicata è patria d’elezione per un olio extravergine”

“Migliore Olio Extravergine di Oliva da Agricoltura Biologica” — punteggio 98/100

“Il segreto è stato quello di assecondare la natura”
La storia di oggi racconta di una vittoria fatta di caparbietà e amore per la terra, una vittoria contro corrente, anche contro i pregiudizi della gente.
Siamo in Basilicata, nella splendida Matera, dove ha sede l’azienda agricola Vincenzo Marvulli, fresca vincitrice della menzione speciale della Guida agli Extravergini 2024 di Slow Food Italia acquistabile su www.slowfoodeditore.it. Procediamo con ordine per capire meglio e apprezzare il lavoro di questa realtà oggi condotta, nei solchi tracciati da Vincenzo, dal figlio Giovanni.

L’azienda nasce nel 1960 «quando mio padre – spiega Giovanni – giovane professore di Altamura, in provincia di Bari, non lontana da Matera, si innamora di una materana che poi sposò. Decisero di investire la dote matrimoniale nell’acquisto di terreni al confine della città. Suoli non facili da coltivare, aspri e rocciosi. Per questo fu deriso dai materani “il professore non capisce niente di campagna, ha comprato le pietre, cosa se ne farà?” Da quelle pietre, oggi, si produce un olio che, grazie al cielo, viene apprezzato in tutto il mondo». Ci permettiamo di interrompere incuriositi, per chiedergli qual è il segreto allora di questo successo. Senza un attimo di esitazione, Giovanni ci dà una risposta semplice, ma piena di significato, una sintesi perfetta di quello che è l’azienda:
«Il segreto è stato quello di assecondare la natura. Non abbiamo mai adoperato concimi o fitofarmaci. Ricordo che una volta un importatore mi chiese cosa fosse cambiato con la certificazione biologica. Gli risposi: nulla. Facevamo potatura e raccolta prima e facciamo lo stesso ora. Non abbiamo fatto altro che valorizzare quel patrimonio che la natura ci ha dato».
Distribuiti in 24 ettari condotti a biologico troviamo 2700 piante recuperate poco alla volta: «La regola dice che dovrebbero stare su 10 ettari. Ma non voglio stressare né la pianta né il terreno, ma curare bene quello che ho. Sono piante secolari della varietà locale, Ogliarola del Bradano, che è quella più idonea alle nostre condizioni pedoclimatiche. Ogni pianta, anche per la scelta della potatura a vaso policonico, ha la giusta illuminazione e un buon arieggiamento della chioma. Potrei piantarne molti altri, ma preferisco armonizzare quanto ho».

Proprio questa filosofia produttiva e di approccio verso il territorio sono alla base della menzione assegnata dalla Guida Extravergini 2024 insieme al Gruppo Saida all’azienda Marvulli:
Un esempio di chi da decenni ha deciso di prendersi cura della propria passione, gli olivi, anche in un territorio non semplice e occupandosi di cultivar non note al mercato. Ogni anno, anche in condizioni climatiche non ideali come nella campagna appena trascorsa, riesce sempre a fare monovarietali di pregio.
Dopo che nel 2009 ha iniziato a imbottigliare e affrontare un mercato più ampio, i premi, nazionali e internazionali, non sono mancati. Riconoscimenti per un lavoro che ha messo al primo posto la terra come dovrebbe essere fatto: «Credo di aver trovato un giusto equilibrio tra la produzione e l’estrazione. Non è stato semplice scovare un frantoio che rispondesse alle mie esigenze. Dopo anni finalmente con il frantoio Le tre colonne di Giovinazzo penso di aver messo quel tassello mancante. Il connubio tra la natura e metodo di estrazione danno un olio apprezzato in tutto il mondo e la richiesta del mio prodotto è in continua espansione e questo mi riempie di orgoglio, ma non corro dietro agli ordinativi. Quello che produco vendo: penso che il governo del limite sia essenziale».

Ecco un altro elemento importante: «Io ho un uliveto lavorativamente molto dispendioso. Ho deciso di puntare sulla qualità, valorizzando ovviamente la varietà locale e spiegando al cliente come lavoro nel rispetto della terra che io assecondo». In questi anni di clima impazzito e di crisi climatica sempre più evidente, seguire la natura non è facile: «Questo non vale solo per l‘olio, ma anche per il grano che produco per fare della pasta. Siamo di fronte a un clima assolutamente imprevedibile e impazzito. Ci sono annate di grande siccità che si alternano a periodi di pioggia consistente. Nell’ultima estate in Basilicata c’è stata una paurosa siccità, con olive piccole e poca polpa. Non avendo irrigazione allora si deve trovare il momento migliore per raccogliere, a volte, anche rischiando. Il fatto che i miei ulivi siano secolari, quindi con radici che affondano bene nel terreno, e distanti tra di loro e sottoposti a un preciso metodo di potatura, un po’ aiuta a sopportare i periodi di siccità».
Ma le difficoltà restano, e non sempre la politica sa dare delle risposte, anzi. Si è visto in Europa, dove sotto la spinta di una protesta strumentalizzata sono state cancellate conquiste fondamentali verso quella transizione ecologica che non può più attendere: «Alla politica chiedo più considerazione per il mondo agricolo che pone al centro la qualità e la natura, e molta più attenzione alle importazioni. Non solo per quanto riguarda l’olio, anche per il grano, ad esempio. Noi ne importiamo molto dal Canada dove per farlo maturare usano pratiche vietate in Ue. Queste importazioni fanno crollare il prezzo del nostro prodotto. Io, personalmente, non riesco neppure a recuperare le spese. Quindi ci vorrebbe un po’ più di coerenza, non solo per ragioni economiche, ma anche per ragioni di salubrità e di salute».
“Una delle migliori realtà della regione”

“Riesce sempre a fare monovarietali di pregio”

“Una pasta dalla qualità inaspettata”
